L’interazione uomo-macchina è un campo di ricerca dell’informatica che si concentra sulle interfacce tra persone e computer. Chi studia questo campo osserva i modi in cui gli esseri umani interagiscono con i dispositivi elettronici per progettare tecnologie che consentono nuove forme di interattività. L’interazione uomo-macchina passa per un mezzo che la consente, solitamente definito interfaccia o UI (dall’inglese user interface).

L’interazione uomo-macchina si pone all’intersezione tra informatica, scienze comportamentali, design, studi sui media e altre materie. Il termine si è diffuso a partire dagli anni ’70: si ritiene che il primo autore a utilizzarlo sia stato James H. Charlisle in Evaluating the impact of office automation on top management communication (fonte). L’autore desiderava sottolineare la differenza tra altri strumenti, limitati a usi specifici e limitati, i dispositivi informatici abbiano maggiori possibilità di utilizzo. Queste possibilità comportano un dialogo aperto e continuativo tra l’utente e il computer. Perciò, spesso, l’interazione uomo-computer è paragonata all’interazione uomo-uomo: un’analogia cruciale per le considerazioni teoriche in questo campo, come nel NLP.
Bisogna ricordare come i modi in cui usiamo i computer sono stati modellati su un rapporto uomo-macchina attraverso strumenti di comunicazione espliciti e ristretti, come i terminali di testo e i loro hardware. Ma, negli ultimi cinquant’anni, si è lavorato molto per rendere l’interazione tra un sistemi informatici ed esseri umani più vicina al linguaggio naturale umano.